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Come il Copywriter scrive un articolo di blog che spacca

Nel leggere le indicazioni operative per scrivere un articolo di successo, al Copywriter che muove i primi passi non può che venire il mal di testa. Decine di variabili da tenere in considerazione, quasi una quadratura del cerchio. In realtà c’è una sola espressione che sostiene tutto quanto, e puoi sintetizzarla così: Cosa non deve mai mancare in un articolo?

Come scrivere un articolo per un blog da Copywriter di successo.
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Cosa non deve mai dimenticare il Copywriter?

IL LETTORE

Qualunque cosa tu stia scrivendo, su qualunque argomento, e da qualunque fonte provenga la richiesta, non devi mai dimenticare che stai scrivendo per il tuo lettore.

Il momento in cui lo perdi di vista, è l’istante preciso in cui il tuo articolo si trasforma inevitabilmente in fallimento.

La scrittura nasce dall’esigenza di trasmettere conoscenza. Contempla sempre un Altro, pronto a ricevere. Anche il diario personale lo prevede: sei tu stesso che scrivi, il primo e unico lettore.

Se poi sei Copywriter, e la tua missione consiste nel trasformare le parole in profitto economico, allora il legame con il tuo lettore si fa ancora più stretto ed essenziale.

Quando ti predisponi a scrivere il tuo articolo o post, o quello che ti pare, fai sempre questo esercizio, che con il tempo ti diventerà un’abitudine. Immagina di avere seduta di fronte a te la persona a cui stai scrivendo.

È lì per un motivo preciso, e forse crede di avere trovato in te qualcuno di cui si può fidare e che può risolverle la questione. Non devi per nessuna ragione al mondo deluderla. Spiegale tutto per bene, senza essere pedante con tecnicismi che conosci solo tu o dilungarti con parole inutili. Usa il suo linguaggio.

Avvicinati a lei. Non stare a braccia conserte. Tienile larghe, all’altezza delle spalle, a comunicare che sei lì per lei, pronto ad ascoltare ogni cosa, anche solo accennata.

Prendi in carico il suo problema. Fagli capire che è risolvibile, e forniscile la soluzione personalizzata. Costruita a sua misura da te. E come le risolvi tu le questioni, non ci riesce nessun altro.

Se non farai così, il tuo lettore/ascoltatore si alzerà dalla sedia e, probabilmente senza nemmeno salutarti, andrà da qualcun altro più bravo di te, e soprattutto più abile nel comprendere le sue esigenze.

Tutto qui. Poi arriva il resto: Google, keyword, SEO, social, titolazioni, analisi della concorrenza e mille altre cose, ma la vera colonna portante di ogni tuo intervento scritto, il vero contenuto Cornerstone, rimane sempre uno: il tuo lettore.

Perderlo di vista, anche strada facendo, significa scrivere per niente, o forse per te stesso. Eventualità, entrambe, evidentemente incompatibili con la tua professione di Copywriter.

Conserva sempre l’ordine nei tuoi articoli di Copywriter

Una volta chiarite per bene le caratteristiche psico-sociali del tuo lettore, e convinto che devi rivolgerti a lui e non a te stesso, puoi scendere nei dettagli tecnici che renderanno il tuo copy vincente.

Innanzitutto l’ordine, Una qualità spesso sottovalutata da molti Copywriter, ma che può davvero tracciare la differenza fra un articolo eccellente e uno mediocre.

Articoli disorganizzati, difficili da comprendere e caotici non fanno bene né al lettore né a Google.

Il primo abbandonerà presto il campo a favore di contenuti più convincenti. Il secondo invece masticherà un pochino il tuo file per poi restituirlo al fondo della SERP.

Entrambe le figure hanno bisogno di chiarezza. Se il lettore si trattiene poco tempo su un testo, non farà altro che confermare l’idea di caos e inconsistenza che Google già si è fatta di esso. Il tuo articolo entrerà in una spirale negativa dalla quale non ne uscirai.

Come ottenere allora una linearità nei contenuti?

Inizia sempre a scrivere sapendo cosa devi scrivere nel tuo copy

Può sembrarti una cosa ovvia, ma non lo è affatto.

Un conto è avere in mente l’argomento del tuo articolo. Un altro è sapere come organizzare e sviluppare il contenuto seguendo un filo capace di

  • Accompagnare il lettore fino alla fine,
  • Soddisfare i suoi intenti di ricerca e desideri,
  • Onorare le parole chiave che hai scelto e su cui costruisci il tuo articolo.

L’improvvisazione non paga quasi mai. Non sei un romanziere (e anche qui ho molti dubbi che l’improvvisazione sia la strada migliore). Sei un Copywriter. I tuoi testi sono frutto delle ricerche sull’argomento di cui tratti, di colloqui con il cliente che ti commissiona il lavoro, o di considerazioni su come promuovere il tuo personal brand sul blog e sui social.

Mettiti in viaggio sempre con a bordo tutti i bagagli che ti servono. Se lungo la strada ti accorgerai che manca qualcosa sarai sempre in tempo a procurartelo.

Organizza bene lo schema gerarchico di cosa stai per scrivere: un titolo H1 che spacca, seguito da ottimi paragrafi H2 ed eventuali H3. Legali tutti insieme, come se fossero anelli di una catena.

Al temine di ogni H2 devi avere fornito al lettore tutti gli strumenti necessari per affrontare senza pensieri il prossimo H2. Non lasciarlo mai solo e nudo dentro un nuovo paragrafo.

Se non lo farai ti abbandonerà senza riguardo! (e farà anche bene!)

Scegli i titoli di H2 H3 con cura

Gli H2 e H3 non devono essere soltanto punti di ristoro per il lettore, luoghi dove prendere un po’ di respiro durante la lettura.

Rappresentano vere e proprie pietre miliari del tuo articolo, che ne scandiscono tempi e temi.

Utilizza i titoli dei paragrafi come contenitori per le parole chiave che stai utilizzando, senza esagerare però. Decidi la loro densità. Inserisci le keyword e il loro sinonimi in frasi di senso compiuto, con preposizioni e congiunzioni, senza irritare troppo il lettore costretto a rileggersele ogni minuto.

Google apprezza molto l’ordine scandito in questa modalità, con indicazioni precise sul contenuto di ogni capitolo. Se associato ad altre caratteristiche ti premierà sicuramente con ottimi posizionamenti sulle sue pagine.

Quanto devono essere lunghi gli H2?

Non esiste una regola valida per tutti. Trova una lunghezza dei paragrafi in cui ti senti a tuo agio, con la quale riesci a esaurire il tema del tuo H2 senza omettere niente e senza allungare il brodo con parole inutili.

Ricorda le sempre più basse soglie attentive del lettore. È alla costante ricerca di contenuti, ma paradossalmente sempre meno predisposto a trattenersi su di essi, e prontissimo a volare su altri senza tante cerimonie.

300 caratteri per un paragrafo H2, spazi compresi, può essere un buon compromesso fra le risorse di concentrazione del lettore, le tue esigenze esplicative e i criteri dell’algoritmo di Google.

Come mantenere l’attenzione del lettore

Le risorse attentive del lettore sono uno scoglio durissimo per ogni Copywriter. Forse ancora più ostico delle peggiori richieste del più ostinato cliente.

Trattenere più possibile chi sta leggendo i tuoi post: questa è la tua battaglia quotidiana. Se ne uscirai vincitore ne deriveranno:

  • Soddisfazione e motivazione personale,
  • Soddisfazione del tuo cliente/utente,
  • Ottimi posizionamenti in SERP,
  • Aumento delle conversioni,
  • Incremento della tua autorevolezza online.

Ricordi quando seguivi le lezioni all’università o a scuola? C’era il docente che con voce monocorde narcotizzava intere platee, le quali disertavano regolarmente il suo calendario.

C’erano altri invece che intrattenevano aule magne con eloquio brillante e 2/3 volte al minuto alzavano decisi il tono di voce, solo una sillaba. Il giusto per dare una svegliata a chi stava pensando ad altro. Un modo elegante e poco invasivo per ricordare che erano lì e stavano dicendo cose interessanti.

Ecco, questo è ciò che devi fare con i tuoi copy per trattenere il lettore distratto.

Vuoi sapere come tradurlo in scrittura? Seguimi nel prossimo H3!

Il Copywriter usa le domande dirette

L’ultima frase che hai letto è già un modo.

Coinvolgi il lettore con una domanda diretta, che lo riguarda nei suoi ricordi, che risveglia la ragione per cui ti sta seguendo. E forniscigli subito una risposta.

Non farla tardare troppo la risposta, però. Dopo pochi periodi la domanda sarà già passato remoto e tu avrai bruciato una splendida opportunità di avvicinarti a lui.

Approfitta anche di tue esperienze personali, e citale brevemente. Molto probabilmente saranno condivise dai tuoi lettori.

Chi non si è mai trovato in un aula ad ascoltare un docente noioso, e chiedersi perché non fa qualcosa per essere meno pedante?

Io l’ho vissuto e ho utilizzato il ricordo per coinvolgerti nel mio testo e farti arrivare fino a qui. Magari se non lo avessi condiviso te ne saresti andato via prima. Non so.

Comunque, questo non è il solo modo per tenere alta la soglia attentiva. Utilizza anche gli altri espedienti che qualsiasi editor di testo o WordPress ti forniscono fra le loro funzioni. Vuoi sapere quali? Seguimi nel prossimo H3!

Elenchi puntati, box di approfondimento e citazioni

A Google e al lettore piacciono tantissimo gli elenchi puntati e numerati.

Non perdere mai l’occasione di usarli. Chiariscono, organizzano meglio i concetti perché sono:

  • Freschi,
  • Leggeri
  • Sintetici,
  • Veloci.

In poco spazio racchiudono ciò che stai trattando in quel momento e danno aria ai tuoi paragrafi. Un articolo deve anche essere bello da guardare, e non soltanto un contenitore di parole.

Analogo discorso per i box di approfondimento, in realtà meno utilizzati di quanto si creda.

I riquadri dallo sfondo di colore diverso possono offrire un invito ulteriore a leggere qualcosa in più. Una curiosità, un suggerimento, un approfondimento o una breve best practice. In altri termini sono un valore aggiunto che doni al lettore.

Molto più frequenti, invece, le citazioni, e forse anche più maneggevoli.

Questo formato lo puoi utilizzare per citare una fonte alla quale ti riferisci, senza incorrere nell’accusa di plagio. Evenienza questa molto spiacevole che non depone sicuramente a tuo favore.

Oppure puoi utilizzare la citazione anche per

evidenziare una parte del tuo testo particolarmente importante, che a tuo parere il lettore non dovrebbe sottovalutare.

Usa un menu interno all’inizio dei tuoi articoli lunghi

Un’ulteriore strategia capace di guidare e trattenere un po’ di più i lettori sulle tue pagine, è il menu interno che trovi in cima all’articolo.

Ai lettori pignoli dà una visione d’insieme su cosa andranno a leggere. Ai più frettolosi fornisce rapidi collegamenti agli argomenti trattati nei singoli H2.

Te lo consiglio. Se utilizzi WordPress puoi scegliere tra vari plugin. Quello che trovi all’inizio di questo articolo è creato con uno dei plugin più utilizzati: l’Easy Table of Contents, che oltre a essere gratuito è molto semplice da personalizzare.

Il Copywriter odia i muri di testo

Se ne parla moltissimo. Il muro di testo è la negazione del lavoro del Copywriter.

Eppure ovunque tu sia, trovi pareti di paragrafi inavvicinabili, impossibili da scalare anche dal parente più stretto dell’autore Copywriter, che tenta la lettura per compassione.

Il muro di testo è quell’ammasso informe di parole, senza aria fra i periodi e con punti a capo che si notano appena, che quando lo vedi pensi subito:

  • Non ce la farò mai ad arrivare in fondo,
  • Cerco altro di più agevole da leggere.

Allora perché costruirlo?

Quanto ti costa premere una volta Invio dopo ogni 3/4 righe?

È una sofferenza per te, scrivere periodi brevi, facili da leggere, che non impegnino eccessivamente la mente e gli occhi?

Imposta il tema del tuo blog con una larghezza contenuta delle righe di testo, e poi

  • Semplifica la punteggiatura,
  • Vai a capo spesso,
  • Evita incisi e dosa le parentesi,
  • Usa il grassetto per accompagnare il lettore lungo il tuo percorso, e fargli capire di cosa parli anche con una sola rapidissima occhiata. Non evidenziare singole parole chiave come si faceva 10 anni fa,
  • Spezza la narrazione con citazioni, elenchi puntati, box informativi visti sopra, immagini e video.

Sono piccole accortezze che se utilizzate con buonsenso aiutano a fare la differenza fra un testo difficile da digerire e un articolo da leggere tutto d’un fiato.

Usa link interni

Il tuo blog, o il blog che gestisci, deve essere la migliore approssimazione di un ecosistema.

Completo e autonomo. In grado di soddisfare la maggiore quota di desideri del tuo lettore (almeno nel campo che tratti).

Se in un articolo introduci un concetto che si discosta dal tema del tuo H1, senza approfondirlo, il lettore curioso avrà tre opzioni:

  • Cliccare su un link che rimanda a un tuo contenuto riguardante il concetto, interno al blog,
  • Cliccare su un link che rimanda a un contenuto esterno autorevole,
  • In assenza di link, effettuare una ricerca del concetto in maniera autonoma.

Trascuro la quarta opzione, dove il lettore non fa nulla perché disinteressato. Lo faccio perché mi piace pensare che i lettori del tuo blog siano sempre super interessati e curiosi.

Vedi allora come i link interni sono strumenti determinanti per trattenere il lettore sulle tue pagine?

L’articolo che spacca non è soltanto quello che ottiene più impression, visualizzazioni, faccine e conversioni, ma è quello che offre al lettore la maggiore quota di opportunità di approfondimento dell’argomento di cui scrivi.

Questo rimando comporta ulteriori visualizzazioni e conversioni, in un ciclo teoricamente senza fine.

Nota che sto parlando di Quota. È infatti impossibile per chiunque esaurire completamente ogni argomento trattato e tutti gli eventuali approfondimenti.

Puoi però avvicinarti sempre più a un ecosistema indipendente, riempendo il tuo blog di contenuti intrecciati fra loro a formare quella struttura ipertestuale che traccia il solco fra contenuto cartaceo e contenuto online.

Ogni articolo che scrivi lo devi concepire come un tassello di un organismo autonomo: il tuo blog, o il blog che stai gestendo.

Quando scrivi il tuo deflagrante H1 da Copywriter, devi già avere in mente come allaccerai, attraverso link interni, il suo contenuto ai contenuti che hai già pubblicato e che pubblicherai in futuro.

Rimetti mano a vecchi post, e oltre ad aggiornare i testi, aggiungi link inediti che rimandano ai nuovi articoli che hai pubblicato.

Questa è un’operazione davvero chirurgica, che pochi Copywriter eseguono, ma che dovrebbe diventare per te una routine.

Impara a leggere ogni tuo post non come un contenuto a sé, ma come un elemento funzionalmente connesso a tutti gli altri contenuti.

La somma di tutti i tuoi contenuti non deve essere la semplice Sitemap, la mappa gerarchica che invii come ossequio a Google, ma deve essere qualcosa di più. Precisamente il tuo Blog, Un organismo autonomo, capace di soddisfare il maggior numero di desideri dei suoi lettori.

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La piramide rovesciata funziona davvero bene?

La piramide rovesciata è lo schema di scrittura in cui in apertura di articolo sono presentate le informazioni fondamentali dell’articolo. Il testo procede poi con approfondimenti e citazioni, fino alla conclusione (il vertice della piramide) in cui sono indicate informazioni aggiuntive, link, esempi, contatti e altre minuterie.

È uno schema molto utilizzato nel giornalismo, e spesso viene suggerito come modello di scrittura per il web, nonostante mostri evidenti lacune.

L’attacco iniziale della piramide rovesciata è sicuro un elemento chiave di ogni post. Fornisci subito al lettore l’informazione per la quale ti sta leggendo.

Il progressivo disimpegno del testo, che si conclude con informazioni di contorno, lascia tuttavia poco spazio alla necessità di ulteriori approfondimenti.

La stessa presenza di una Call To Action conclusiva fa già parte di uno schema di chiusura a più ampio respiro che prevede rievocazioni delle precedenti argomentazioni, ricapitolazioni e la stessa chiamata all’azione.

Elementi della narrazione, questi ultimi, incompatibili con il modello a piramide invertita.

Prova allora ad adottare il modello della clessidra (o a bicchiere di Martini), dove anziché umiliare il testo con un progressivo strozzamento dei contenuti, dopo un attacco introduttivo e un corpo centrale di discussione, lo conclude con una base più ampia rispetto al minuscolo vertice della piramide.

Come dice Piero Babudro nel suo blog Segnalezero.it, più che di un superamento del modello a clessidra, si tratta di un progressivo affinamento di uno schema collaudato.

Al fondo del tuo articolo avrai spazio per fornire indicazioni operative e ricapitolare i punti chiave della tua narrazione, con il preciso fine di amplificare la portata della CTA finale.

Scrivi sempre una CTA al termine di ogni tuo articolo

La CTA è la Call To Action, la Chiamata all’azione rivolta ai fruitori di un qualunque contenuto web affinché compiano un’azione concreta.

L’azione può essere l’acquisto di un prodotto o servizio, ma può avere anche finalità non direttamente commerciali, ad es. l’invito a proseguire nella navigazione del blog, oppure a iscriversi alla Newsletter.

Al termine di ogni tuo articolo non dimenticare mai la CTA.

Hai accompagnato il lettore fino a quel punto, lo hai intrattenuto con le tue parole e la tua competenza di Copywriter. Ora è giusto aspettarsi qualcosa da lui.

Sarebbe un po’ come parlare in casa tua con un ospite, e poi quando hai finito metterlo alla porta senza spiegazioni né saluti.

Non hai ancora niente da vendere sul tuo blog? Qualcosa da chiedere al tuo lettore lo troverai sempre:

  • Invitalo a iscriversi alla tua Newsletter per avere suggerimenti esclusivi su questo argomento,
  • Abilita i commenti e chiedigli se ha altre idee sul tema e di condividerle con gli altri lettori,
  • Chiedi di andare avanti nella navigazione: nella prossima pagina troverà un buono sconto per acquistare il tale servizio,
  • Se proprio sei a cortissimo di idee, chiedigli di condividere il tuo post sui social.

Ti prego però, utilizza l’ultima CTA solo in caso di emergenza. Il tuo blog, probabilmente, possiede già i pulsanti di condivisione che compaiono sotto ogni articolo, che rappresentano tacite CTA, senza che tu abbia bisogno di ricordarlo nel testo.

Le tue CTA devono essere tue, devi fare comprendere al lettore che ha un sicuro vantaggio a compiere l’azione che lo inviti a compiere.

Il tuo compito è trattenere il lettore il maggior tempo possibile sulle tue pagine, e tutte le tue CTA dovrebbero orbitare intorno questo assioma.

Il Copywriter usa sempre meno parole

Se un concetto riesci a descriverlo in 100 parole, prova a usarne 70, riportando la stessa quantità di informazione.

Hai ottenuto così un testo più breve e di più agile lettura.

E allora ti chiedo: Quelle 30 parole che hai levato, perché le avevi usate inizialmente?

Utilizza sempre meno parole. Allungare i copy con parole inutili non è mai una buona idea.

I testi annacquati non convincono né lettori né Google, che si sentiranno entrambi presi in giro. I primi diserteranno le tue pagine e faranno schizzare in alto i tassi di rimbalzo. Il secondo ti penalizzerà in quanto Copywriter poco autorevole per le stesse ragioni.

Ma hai ragione. Come fai a conoscere a priori il numero esatto di parole con cui puoi esprimere il concetto?

La strada migliore della sintesi è:

  1. Scrivi una prima versione,
  2. Rileggi,
  3. Inizia a levare parole, accorcia i periodi e contrai la punteggiatura, Aumenta il ritmo, riduci congiunzioni e preposizioni. Scrivi sempre al tempo presente indicativo e usa forme attive. Dimentica il punto e virgola e non abusare di avverbi.
  4. Rileggi ancora,
  5. Torna al punto 3.

Dopo 2/3 cicli ti accorgerai che il testo non può venire ulteriormente compresso . Continuare significherebbe comprometterne la comprensione oppure omettere informazioni necessarie.

Ecco, questo è il tuo copy finale.

Più ti eserciterai in questa pratica, prima ti diventerà automatico il processo di sintesi, e alla tua prima versione dovrai apportare sempre meno modifiche.

Inoltre, sembra una cosa ovvia, ma funziona davvero: meno parole utilizzi e più veloce sarai a scrivere i tuoi post blog.

Qual è la lunghezza ideale di un articolo di blog?

Pare non esistano regole assolute per le varie tipologie di contenuti. Anzi, non esistono proprio regole.

Nel tempo la lunghezza media dei post pubblicati è progressivamente aumentata, e la tendenza non sembra volere rallentare.

In ogni caso Google sembra premiare con migliori posizionamenti i contenuti lunghi e significativi.

Se con poche parole hai scritto un ottimo articolo nel quale hai detto tutto quello che c’era da dire, Google ti metterà in cima alle sue ricerche. Ma con la stessa certezza scenderai di posizioni quando un altro blogger scriverà un articolo simile al tuo, esauriente e ben fatto, ma composto da più parole.

Un contenuto significativo viene meglio posizionato da Google quando è associato a una maggiore lunghezza.

Ma allora quanto deve essere lungo un post di un blog?

Dal blog il Tagliaerbe leggiamo che le prime 10 posizioni in SERP, Google in genere le riserva ad articoli di lunghezza superiore alle 2.000 parole, che salgono a oltre 2.400 per le prime 3 posizioni.

Inoltre, articoli di lunghezza superiore alle 3.000 parole tendono a essere condivisi sui social con più frequenza.

Questo non significa però che devi mantenere sempre tale standard.

Come ricorda la blogger Eleonora Baldelli, devi dire tutto quello c’è da dire su un argomento, senza essere troppo sintetico ma senza allungare il brodo inutilmente.

Molto dipende dal lettore a cui ti stai rivolgendo, dall’argomento che tratti e dalla frequenza con cui pubblichi i post.

Tieni sempre comunque in considerazione, questi straordinari benefici che comporta il testo lungo:

  • Ti permette di approfondire nei dettagli l’argomento di cui parli,
  • Ti lascia maggiore spazio per utilizzare una più ampia varietà di parole e di sinonimi della parola chiave in uso, con evidenti vantaggi sul posizionamento,
  • Aumenta il tempo di permanenza del lettore sul tuo blog,
  • Incrementa la tua autorevolezza online come autore competente.

Lo so, un articolo di oltre 2.000/2.500 parole può sembrare lungo e impegnativo. E forse un pochino lo è. Ma ricorda l’ultima volta che hai cercato qualcosa online, ad esempio come creare una mailing list.

Ti sono comparsi i risultati, e hai iniziato ad aprire i link. Alcuni erano post di 500 parole, anche meno, dicevano tutto e niente. Dopo 15 secondi li hai abbandonati: delusione totale.

Altri invece erano più impegnativi, 10-15 minuti di lettura, anche oltre, però approfondivano la questione e ti fornivano molte delle informazioni che cercavi.

Se il tuo obiettivo è fornire amene spigolature e pillole di conoscenza, allora 200 parole a post sono sufficienti per dire tutto. Ma forse stai offrendo un altro tipo di servizio con il tuo blog.

Se però vuoi che il tuo blog sia un punto di riferimento nel settore professionale che hai scelto, devi necessariamente optare per lunghezze superiori dei tuoi articoli. Eventualmente trova un compromesso con una più bassa frequenza di pubblicazione.

Scrivi il migliore titolo che hai mai scritto per il tuo blog

Non puoi permetterti di bruciare un ottimo articolo con un pessimo titolo.

Il titolo è la promessa che fai al lettore. Ti impegni a colmare una sua lacuna, a fornirgli informazioni preziose per il suo lavoro, a dargli indicazioni utili per la vita quotidiana.

In una sola espressione: prometti di soddisfare il desiderio che attraverso la ricerca online ha ammesso di avere.

Non prendere mai in giro il tuo lettore con un H1 che promette il mondo, per poi presentargli un post da 300 parole che non fa altro che irritare perché non dice nulla,

Le promesse vengono prima fatte e poi mantenute.

Allora, inizia scrivendo prima il titolo del tuo articolo, e poi il contenuto. Avrai sempre bene in mente l’impegno che devi onorare. Frase dopo frase costruirai il testo con coerenza e onestà, senza perdere di vista il tuo obiettivo.

Ma anche Google vuole la sua parte del tuo impegno. In un’unica frase allora inserisci anche:

  • La parola o le parole chiave,
  • L’intento di ricerca, ovvero la ragione per cui il lettore ha fatto la ricerca che dovrebbe portare al tuo articolo.

Il risultato finale deve essere omogeneo. Si deve leggere bene, tutto d’un fiato e deve arrivare subito a destinazione,

  • Per il lettore che ha cercato quella cosa specifica di cui hai scritto, deve amplificare l’aspettativa di una promessa che a breve verrà mantenuta,
  • Per il lettore che fra i risultati di ricerca correlati ha visto il tuo titolo, deve suscitare il desiderio di leggere e approfondire un nuovo argomento,

Rileggi sempre prima di pubblicare il tuo articolo

Molti Copywriter lo fanno ad alta voce. Altri sommessamente, quasi avessero vergogna di una lettura sonora, come un bimbo alle prese con i primi dettati.

Non importa come lo fai. Trova la modalità in cui ti senti più a tuo agio, senza imbarazzi e limitazioni, e rileggi il tuo articolo.

Con la rilettura del testo individui elementi della tua narrazione non funzionali a ciò che hai scritto. Eccessive ripetizioni, ruvide allitterazioni, periodi troppo lunghi che appesantiscono la lettura, discutibili scelte dei sinonimi, punteggiatura migliorabile, e mille altri problemi che il testo potrebbe rivelare in un secondo tempo.

La rilettura ad alta voce, sicuramente, ha il vantaggio della componente sonora che amplifica le opportunità del processo di revisione. Ma se proprio non la senti tua, e la vivi come una forzatura, rileggi sotto voce, muovendo appena le labbra e contraendo la gola.

Non devi andare diretto al concetto, ma devi leggere la parola intera, vocalizzandola. Parola dopo parola.

Io ad es., con il tempo mi sono accorto di sincronizzare il ritmo delle frasi con il respiro. Quando leggendo mi trovo a doverlo allungare, oppure a farne due ravvicinati, torno indietro e quasi sicuramente vedo qualcosa da migliorare o da levare. Ma questo è solo un esempio personale.

Ora però voglio svelarti la regola universale, valida per la rilettura degli articoli, che ti sarà fondamentale nel corso della tua professione di Copywriter. È relativa al tempo che deve trascorrere fra la conclusione dell’articolo e la sua revisione.

Rileggere subilo dopo avere scritto, non è quasi mai cosa buona.

Ma è vero, a volte ci sono tempi tecnici redazionali di pubblicazione da rispettare, oppure committenti non troppo esigenti in termini di qualità che richiedono una consegna quasi immediata del testo.

In questi casi non hai molta scelta, e può accadere con molta frequenza che la successiva lettura mostri parti del discorso davvero orribili. Ma ormai è troppo tardi per rimediare.

Ma se la tua missione di Copywriter è la produzione di contenuti perfetti, belli da leggere e da guardare, persuasivi e con un bel suono, allora dopo la scrittura fai trascorrere alcuni giorni prima di procedere con la revisione.

Lascia decantare il testo. Lascia che sul fondo si depositino le parti inutili e ridondanti. Dopo 2/3 giorni lo rileggerai con il necessario distacco, quasi come non l’avessi prodotto tu stesso. Ti sarà più semplice apportare le correzioni e portare a termine il tuo contenuto altamente professionale.

La conclusione di un articolo di blog che spacca

Tracciare le coordinate di un articolo perfetto è davvero compito arduo.

Molti guru ti diranno Fai così così e così, assicurando di fornirti la ricetta perfetta.

In realtà questa non esiste. Si può tracciare un’architettura dell’articolo, ma le variabili da tenere in considerazioni sono davvero moltissime e dipendenti dal contesto in cui immergi il tuo testo.

È un testo scritto per vendere? Per informare? A chi ti rivolgi? È pubblicato su un blog? Su un sito di news?

Quante volte mi è successo, quando scrivevo su siti di notizie, di confezionare un articolo a mio parere perfetto, e di essere bruciato da un collega che era uscito con un articoletto così così sullo stesso argomento ma con un titolo più efficace del mio?

Troppe. Davvero troppe. Al punto da portarmi a credere nella necessità di una ridefinizione dei pesi da attribuire a testo e titolo nell’economia del pezzo.

Allora, forse la domanda che devi porti è:

L’articolo perfetto è quello che ora ottiene più visualizzazioni? oppure quello che con il tempo contribuisce alla definizione della tua personalità di Copywriter autorevole?

Sono sicuro che hai scelto la seconda opzione. E hai fatto benissimo.

Pensa sempre che stai scrivendo per esseri umani, non per l’algoritmo.

Il fantastico mondo SEO non è altro che il riflesso di ciò che i lettori vorrebbero leggere da te.


Se ti è piaciuto questo articolo, apprezzerai sicuro il mio Buongiorno Blogger! della domenica mattina. Parlo di scrittura, di come la scrittura influisce sulla vita, e anche un po’ di vita.

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