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Perché i tuoi post blog non funzionano? Forse stai facendo questa cosa

Tu chi sei? Un accademico, un tecnico che deve redarre articoli tecnico-scientifici? Oppure un Copywriter che deve offrire un’esperienza unica al lettore?

Il web writer scrive contenuti che raccontano e coinvolgono emotivamente.
Conosci la differenza fra contenuti che dicono e contenuti che raccontano?

Se appartieni alle prime due categorie, allora puoi continuare a utilizzare il tono distaccato dell’abstract, oppure conservare l’algida fermezza che congela le schede tecniche dei sistemi refrigeranti industriali.

Ma se sei un Web writer, allora devi iniziare a raccontare al tuo lettore.

Se scrivi per qualcuno che per consuetudine, mentre legge un titolo online inizia già a pensare di abbandonarlo e atterrare su un altro contenuto, allora dire le cose, esporle semplicemente a ossequio della mitica utilità dei contenuti di qualità, non ti farà fare molta strada.

Ti porterà invece molto lontano dal tuo lettore.

Smetti di dirgli le cose. Raccontale. Come se lo avessi di fronte, al tavolino del bar che si affaccia sulla piazza del paese.

Toccagli la spalla, una volta, non di più. Non essere mai invadente.

Fagli capire che parli solo a lui e non a quegli altri che camminano là fuori.

Molto probabilmente non avrai niente da raccontare di davvero esplosivo e inedito. Tantissimi ci saranno già passati prima di te. Ma nessuno saprà farlo come solo tu sai fare.

La tua unicità è la tua impronta digitale, la tua effigie stilistica. Il marchio che imprimi in ogni tua parola. Non annullarla in contenuti inutili, che riportano fatti e dati.

Utilizza le parole per raccontare, non per dire.

Cosa sono i contenuti che dicono?

I contenuti che dicono, annoiano a morte.

A volte però li cerchi e li usi, perché vuoi capire come risolvere un problema, fare funzionare qualcosa. E allora chiudi gli occhi, tappi il naso e leggi fino a che non hai imparato cosa ti serve.

Se non ti basta voli su un altro contenuto, e poi su un altro ancora, fino a quando il tuo impasto della pizza lievita a dovere, oppure hai appreso i rudimenti di una tecnica di vendita a freddo.

Stop.

I contenuti che dicono, sono questo. Niente di più che una successione di parole che illustrano concetti e metodiche dette e ridette.

Dicono cose piatte. Sono bidimensionali. Rinnegano la profondità. Non vogliono saperne di alzare il velo delle parole e scoprire cosa si nasconde sotto.

Forse proprio perché non c’è nulla da nascondere, oltre quello che dicono.

Evitano il coinvolgimento emotivo del lettore. Lo custodiscono con cura ai margini delle parole e gli forniscono un’esperienza di lettura limitata al solo trasferimento di informazioni.

I contenuti che dicono si limitano a trasferire informazione da un punto fisico a un altro, senza aggiungere altri livelli di lettura.

I contenuti che dicono sono scritti per 3 semplici ragioni:

  1. Quando il coinvolgimento emotivo del lettore è deleterio, come in un articolo accademico, dove un’adeguata distanza oggettiva è condizione primaria per la comprensione del testo.
  2. Quando il coinvolgimento è inutile, come in una scheda tecnica di un prodotto o servizio, dove la semplice conoscenza di un’istruzione rappresenta il primo e unico obiettivo di chi legge.
  3. Quando l’autore non riesce a coinvolgere il proprio lettore, nonostante dovrebbe farlo. Lo lascia navigare fra parole vuote, incapaci di trattenerlo.

Li puoi trovare ovunque. Di qualità assortita, il web è strapieno di articoli, post e contenuti multimediali pronti a spiegarti come funziona la vita senza però essere in grado di dirti una qualunque cosa della vita.

Se hai deciso di vendere prodotti o servizi, o anche te stesso, attraverso la tua scrittura, fai attenzione a questo aspetto.

Scrivere testi che coinvolgano emotivamente il lettore, oltre che intellettualmente, è fondamentale per riuscire a trattenerlo e a farlo tornare sui tuoi contenuti.

Cosa sono i contenuti che Raccontano?

Non è questione di scrivere un trattato di genetica. Nemmeno di annoiare chi ti legge con la storia della tua vita, che obiettivamente interessa molto poco.

Si tratta di individuare una via di mezzo fra i due estremi. Un punto unico e indimenticabile, il tuo stile, attraverso il quale riesci a coinvolgere emotivamente chi ti segue.

Se devi trattare di una ricetta di cucina, della pesca a mosca, o su come trovare la motivazione a cambiare vita e lavoro, non dire di questi argomenti.

Raccontali.

Usa la tua esperienza personale per creare molteplici livelli di lettura.

Inventa più dimensioni ai tuoi contenuti utilizzando le tue stesse emozioni ed esperienze, intessendole con ciò che stai raccontando.

Offri più livelli di lettura a chi presto diventerà tuo seguace.

Ogni lettura è un’esperienza, ma è il livello di profondità a cui scende questa esperienza che rende il tuo contenuto davvero memorabile.

Se scrivi di SEO e dici come Google indicizza i contenuti, come li posiziona, e suggerisci come ottenere le migliori posizioni in SERP, qualcuno interessato a questi argomenti lo troverai sicuro, prima o poi.

Ti leggerà e poi cercherà altri approfondimenti, senza nemmeno dare un’occhiata a chi sei.

Ma se i dettagli di tecnica SEO li illustri insieme al racconto di come sei arrivato a farti trovare in SERP, proprio da chi ti sta leggendo ora, e grazie a quei dettagli di cui parli, il cerchio si chiude e il tuo estemporaneo lettore, forse, diventerà un follower.

E poi un iscritto alla Newsletter, un tuo cliente, l’acquirente di un tuo servizio o prodotto.

L’emozione è la chiave che trasforma un contenuto detto in un contenuto raccontato.

La scrittura è chimica

Tutto te lo giochi in delicati equilibri neurochimici.

Se riesci ad avvolgere il tuo lettore con le tue parole. A rassicurarlo come in un cappotto in inverno, a impigrirlo come sotto il sole d’estate, a convincerlo che ciò che sta leggendo non lo ha mai letto prima di quel momento, scritto in quella maniera, forse, forse avrai acquistato un lettore fedele.

Chi ti legge non ha bisogno di te. Rassegnati.

Non ha bisogno del resoconto delle tue vacanze o di conoscere quali master hai concluso. Ancora meno che hai fatto la gavetta e sei riuscito a rialzarti sempre da solo.

Il tuo lettore ha bisogno esagerato di sé stesso e di ritrovarsi in ciò che legge.

E se tu gli fornisci emozioni autentiche, pronte al consumo, lui le coglierà al volo attraverso le tue parole raccontate.

Leggerà delle tue esperienze e le ricorderà a condizione di riuscire a vedersi all’interno di esse. A immaginarsi di viverle lui stesso.

È come se raccontassi di lui attraverso le tue esperienze ed emozioni, in un gioco infinito di specchi.

I simili si incrociano e si attraggono. È inevitabile.

Questo è il grande limite del blogger: riesce a circondarsi di chi contiene parti simili alle proprie. Chi trova assonanze e affinità nelle parole lette, molto probabilmente tornerà. E poi tornerà ancora.

Diventerà un lettore abituale, poi un affezionato, un seguace e un discepolo.

Si tratta di numeri più contenuti rispetto ai bacini oceanici di follower di un influencer. Ma qui il meccanismo sottostante è inverso.

È la riprova sociale a sancire se l’influencer è meritevole di essere seguito. È ciò che il pubblico dice di lui, che lo rende un soggetto valido da seguire e con cui identificarsi.

Tu blogger, invece, fai tutto da solo. Dalla tua hai solo le tue emozioni, e se le sai utilizzare bene, insieme a un po’ di tecnica di scrittura e di SEO, riuscirai a incrociare chi è simile a te sul serio. Non perché lo dicono gli altri.

Questo è il tuo grandissimo vantaggio. La famosa nicchia a cui devi rivolgerti.

Come riconoscere un contenuto che racconta

I contenuti che dicono, li usi.

I contenuti che raccontano, li vivi.

Questa distinzione può già essere un buon fattore discriminante.

Quando leggi un post, un articolo, o quello che ti pare, e ti rendi conto

  • che le parole, per te, hanno un significato ulteriore a quello che leggi,
  • che ritieni di essere in grado di immaginare cosa ha condotto l’autore a raccontare quelle cose,
  • che anche tu stai adottando il suo approccio, o potresti adottarlo senza difficoltà,
  • che ti stupisci di quanto sia abile a raccontare cose che hai vissuto e stai vivendo tu stesso,
  • che ti rendi conto che non sta parlando di te, ma ti sta raccontando di sé, perché è l’argomento che conosce meglio, senza fartelo pesare, ma pare proprio stia parlando di te,

quando accadono tutte queste cose, molto probabilmente, sei di fronte a un contenuto che racconta.

Ma c’è ancora un sistema molto più empirico per riconoscere questa tipologia di contenuti.

Dopo avere letto il post, vai alla ricerca della pagina Chi sono?

Se ti ritrovi nello spazio About del blog, perché ti era necessario conoscere qualcosa in più sull’autore, ecco, allora probabilmente poco prima hai letto un contenuto che ti stava raccontando qualcosa.


Grazie per essere stato con me in questo contenuto. Spero di averti raccontato qualcosa di utile.

Tutte le domeniche mattina invio il mio Buongiorno Blogger! la mia Newsletter con cui ti ricordo i miei ultimi articoli. Se ti va iscriviti. Mi farà molto piacere incrociarti ancora!

Grazie mille!

Riccardo

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