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Per quanto tempo puoi smettere di pubblicare senza correre il rischio di essere dimenticato?

Per quanto tempo puoi smettere di pubblicare contenuti su blog e piattaforme social, senza essere dimenticato?
È come vivere di rendita. Se hai un grande capitale, riesci a riposarti a lungo. Con minori disponibilità, devi faticare un po’ di più.

Ti propongo un lavoro di immaginazione:

Quanto puoi vivere di rendita se il tuo capitale è molto grande?

Per quanto tempo puoi vivere invece, sempre senza lavorare, se hai un capitale ridotto?

La differenza la fa l’entità della tua disponibilità economica.

Più è grande, e più riesci a mantenerti senza lavoro.

Nella creazione di contenuti, il meccanismo che regola le tue assenze dalle piattaforme e da internet, è molto simile a questo che ti ho appena descritto.

La quantità di contenuti pubblicati, la loro qualità e la tua reputazione, sono le chiavi di lettura della tua ansia da assenza.

Se hai alle spalle una buona quantità di contenuti pubblicati, puoi permetterti pause di scrittura con il cuore leggero. Il tuo pubblico ti ritroverà volentieri e riprenderà a leggerti come prima, senza grandi difficoltà.

Non puoi sapere se gli sei mancato, tranne i casi in cui magari ti cercano con messaggi privati per sapere che fine hai fatto. Ma questo non ha molta importanza.

Il tuo pubblico dimentica facilmente, ma se la tua reputazione è solida, quando ti ripresenterai ti riconoscerà con la stessa facilità di quando pubblicavi ogni mattina.

La tua riserva di contenuti è la memoria di te nella testa del tuo pubblico.

Più è grande, e più l’eco delle tue parole percorrerà facilmente le piattaforme anche in tua assenza, e gli algoritmi rimarranno solidi nelle loro convinzioni su di te.

Riprendendo l’analogia iniziale, quanto meglio hai risparmiato nel tempo, e messo da parte, tanto più lungo e sereno sarà il riposo.

E se la tua reputazione è ancora fragile?

L’altro lato della medaglia, invece, ti mostra un creatore con all’attivo pochi contenuti pubblicati e una reputazione ancora tutta da definire e da consolidare nella mente del pubblico.

Il pubblico è sempre lo stesso, sei tu, ora, che ti presenti diversamente. La sua memoria è debole, e se non hai inciso abbastanza profondamente tracce mnestiche nella sua materia grigia, la tue assenze dovranno essere brevi e soprattutto poco frequenti.

Diventeresti invisibile per lettori e algoritmi in brevissimo tempo, e al tuo ritorno sarai costretto a un grande lavoro per recuperare il terreno perduto durante la tua assenza.

Riavvolgendo il nastro

Questi che hai letto sono i due casi estremi, che tuttavia possono presentarsi nella realtà.

Quindi, riavvolgendo, quanto tempo puoi rimanere assente, senza pubblicare e senza correre rischi di venire dimenticato dai tuoi lettori?

La risposta risiede in ciò che hai fatto prima e in come lo hai svolto.

Poniti queste 4 domande:

  • I lettori ti vogliono bene?
  • Ti leggono volentieri?
  • Interagisci regolarmente con loro?
  • Hanno a disposizione una grande varietà di tuoi contenuti con cui intrattenersi durante le tue assenze, in attesa del tuo ritorno?

Se hai risposto affermativamente a tutti i quesiti, i rischi che corri concedendoti pause di scrittura, sono davvero minimi, se non del tutto assenti. In brevissimo tempo, le tue analisi torneranno ai valori precedenti la pausa.

In caso contrario, se a una o più domande hai risposto con un No, allora è meglio rimandare le lunghe assenze al prossimo futuro.

Brevi pause distanziate nel tempo, potrebbero esserti più favorevoli. Avrai la possibilità di consolidare la tua reputazione e aumentare il tuo conto in banca di contenuti disponibili per algoritmi e lettori voraci.

Se davvero ti sta diventando insostenibile il ritmo di pubblicazione puoi prendere in considerazione di snellire momentaneamente il calendario editoriale e diluire le pubblicazioni con tempistiche più agevoli e sostenibili per la tua condizione attuale.


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