
È un sospetto che nasce in me dopo alcuni giorni che ho scritto un pezzo.
Scrivo, modifico poco. Solo una questione di sinonimi, punteggiatura e di snellimento del ritmo di qualche frase.
Il pezzo mi piace. Pubblico, e vedo che piace anche a chi mi legge. Arrivano i commenti e le reazioni positive, in buona parte genuine e sincere degli amici.
Allora lo rileggo. Voglio davvero capire quale sia la vera ragione di questi riconoscimenti.
Mi sembra davvero bello. Superiore. Il meglio che ho scritto fino a questo momento, come se mi trovassi all’apice della mio percorso di qualità.
Ma qui accade la magia. Il mistero.
Il pezzo non lo sento più mio. Ho la sensazione di non averlo scritto io stesso.
Non mi appartiene. Le frasi risuonano estranee, lontane, come se le avessi scritte sotto dettatura, e durante la digitazione stessi pensando ad altro.
Leggo le frasi e non riesco a capacitarmi di averle scritte poche ore prima.
Se qualcuno cancellasse il mio nome a mia insaputa, e scrivesse quello di un altro autore, potrei credergli sulla fiducia. Non avrei alcuna difficoltà a riconosce il testo scritto da altri.
Con un briciolo di concentrazione ricorderei il testo, il titolo e alcuni dettagli, ma mi mancherebbero tutti i riferimenti emotivi per identificarlo come opera mia.
E ti faccio notare come poco fa io abbia scritto alcuni dettagli. Non ho scritto tutti i dettagli, perché anche buona parte di questi è sfumata nel mio ricordo.
Mi stupisco di quanto siano perspicaci le analogie che ho scritto. Di quanto queste si trasformino in audaci metafore.
Ma ancora di più rimango stupefatto di quanto le immagini che ho descritto riescano a rappresentare alla perfezione i concetti e gli atteggiamenti di cui volevo trattare nel mio pezzo.
È questa la cosa più straordinaria e soprattutto la più spaventosa.
Spaventosa. Proprio così. Sinistra perché è avvenuta senza la mia intenzionalità.
Ho trovato analogie descrivendo immagini e romanzando eventi che rimandano esattamente agli stati d’animo di cui desideravo scrivere.
Questo, potresti dirmi, non può essere terribile. Anzi, dovrebbe essere un ottimo segnale che denota abilità di scrittura.
Potrebbe essere come dici tu, e non posso che rallegrarmene. Ma la questione è un’altra: io non ricordo assolutamente di avere ricercato quelle analogie. Ho scritto (desumo, visto che non ricordo) quelle immagini perché mi piacevano, la loro descrizione suonava bene insieme a tutti gli strumenti musicali del racconto.
Ma davvero, te lo giuro, quelle corrispondenze davvero non le avevo pensate prima di scriverle. Sono uscite e basta.
Le ho scritte come sotto dettatura, come se qualcuno scrivesse al posto mio. Come quando la nostra attività onirica crea immagini e climi sensazionali e mentre dormiamo non ci rendiamo conto della loro grandezza. Soltanto poi al risveglio, molte ore dopo, improvvisamente scopriamo il vero significato sotteso alle cose che abbiamo sognato.
Possono essere cose belle o brutte. Non ha importanza il loro valore emotivo. Ciò che ci sorprende è la loro precisione nel simboleggiare un nostro stato emotivo utilizzando un frammento raccolto dalla vita diurna, totalmente estraneo alla narrazione del sogno.
Credo che la scrittura attinga dallo stesso nucleo da cui attinge il sogno. La tavolozza è la stessa. I colori sono i medesimi, e anche gli strumenti sono gli stessi.
Il sogno predilige la spatola e la usa con tratti ruvidi, grossolani e tonalità talvolta volgari.
La scrittura, invece, sceglie setole sottili, capelli d’angelo. Ama rifinire i dettagli con la sintassi elegante e persuasiva.
Più i nostri testi sono tecnici, più ci allontaniamo dal nucleo di origine.
Quando le nostre parole sfiorano il fantastico, stiamo sorvolando il nucleo condiviso con il sogno. I nostri unici comandi manuali per mantenere la rotta, sono la grammatica e la logica.
Dobbiamo reggerli con forza, se vogliamo essere compresi da chi ci legge.
Se abbandoniamo anche per un solo istante le due leve, precipitiamo inesorabilmente dentro il sogno.
Potremmo essere incompresi, fraintesi e maltrattati. Stiamo parlando un linguaggio fatto di tonalità basiche e sfumature torbide. Un minimalismo alla rovescia, dove gli opposti coincidono, e solo un nostro pesante intervento diurno li può separare e renderli comprensibili.
Il nostro compito di scrittori e copywriter è rendere comprensibile il sogno e pubblicarlo in forma di post nei nostri blog.
Se ti è piaciuto questo articolo, apprezzerai ancora di più il mio Buongiorno Blogger! della domenica mattina. Parlo di scrittura, di come la scrittura può cambiarti la vita, e anche un po’ di vita.



