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Mia mamma mi ha consigliato (a modo suo) di essere incoerente online

Quando si scrive e si creano contenuti, quanto è importante la coerenza?
A volte è meglio essere infedeli alle proprie convinzioni.

A mia mamma piace cucinare.

È un’ottima chef.

Si tiene aggiornata, segue canali a tema e molti YouTuber.

Ieri sera, come sempre, lei vive a Torino, l’ho sentita al telefono. Le ho chiesto cosa aveva preparato per cena, e mi ha descritto minuziosamente l’ultimo suo delizioso piatto.

È una sua particolarità, questa di farmi partecipe delle sue prodezze culinarie, dilungandosi in dosaggi e lavorazioni, nonostante sappia benissimo che io in cucina so giusto preparare una pasta all’olio e bollire un uovo sodo.

Ma questa è un’altra storia.

Ieri sera, dicevo, mi ha illustrato la specialità del giorno, uno sformato a base di verdure. Non ricordavo l’avesse fatto in altre occasioni, così le ho chiesto se aveva visto la ricetta dal suo cuoco YouTuber di fiducia, non famosissimo, ma che segue da oltre un anno.

Gli scrive nei commenti ai video e lui le risponde gentile e regolare. Le piace perché usa poche stoviglie, sporca poco la cucina, è pratico e non gira molto intorno ai piatti.

Impiatta da casa.

Proprio come fa lei, per questo lo ammira e lo segue da molti mesi. Nel panorama sterminato di chef e canali tematici di internet, ha trovato un’affinità culinaria.

Ma ieri sera è accaduta una cosa inaspettata, che ha dell’inaudito.

Alla mia domanda se aveva ascoltato il suo beniamino, mi ha risposto: – No, non lo seguo più. Lo guardo solo ogni tanto.

Perché?

Mi ha stufato.

[…]

Il mondo si è sgretolato in 5 sillabe.

Mi ha stufato’.

Questa cosa non si deve e non si può dire a un creatore di contenuti che sforna almeno due piatti al giorno con relativi contorni e commenti, li edita e li pubblica senza sosta da anni.

Eppure, mia mamma, la mia SMM di fiducia, lo ha fatto. Come dice lei, lo ha mandato a stendere i panni, lo commenta ogni tanto distrattamente, e ora segue un suo concorrente.

Fine della storia.

Che fine fanno i grandi amori?

Ho fatto a mia mamma alcune domande, per comprendere cosa era accaduto per portarla a interrompere la relazione amorosa.

Non era successo niente. Semplicemente non lo seguiva più volentieri. La annoiava.

Il punto cruciale è proprio qui: non era accaduto niente. Lo chef YouTuber era rimasto coerente con sé stesso, non aveva aggiunto nulla al proprio ruolo, né al proprio personaggio, e mia mamma lo aveva mollato ai propri mestoli e coperchi. Punto.

Ho collegato la cosa alle mie abitudini sul web.

Seguo blogger che parlano di scrittura, ma guardo e ascolto anche cose più divertenti, come canali YouTube di giardinaggio, di musica, faidaté e altro. Ma sempre, e dico sempre, dopo qualche mese di frequentazione, anche io mi stufo.

L’autore continua a pubblicare contenuti di qualità, che sicuramente mi interessano, belli, coinvolgenti e sensuali, ma niente., non c’è più nulla da fare, e dopo un paio di video o articoli letti alla velocità della luce, abbandono il creatore e ne cerco uno nuovo.

Dubito che questa cosa accada solo nella mia famiglia. Anzi, credo sia abbastanza diffusa. Mi chiedo allora, cos’è che all’improvviso spegne l’interesse per quel creatore e le sue opere, sempre validissime, e ci spinge verso nuovi personaggi?

Ho difficoltà a comprendere il meccanismo. Soprattutto alla luce del fatto che i temi trattati e i contenuti offerti continuano a essere di mio grandissimo interesse.

Semplicemente, il grande amore svanisce, stacca l’interruttore. La neurochimica fa inversione a U.

Questa maledetta coerenza che ci rende coerenti

Lo YouTuber è rimasto coerente. Coerente con le linee guida dei creatori di contenuti, coerente con il proprio stile, coerente nel tempo con il proprio personaggio, coerente con la propria coerenza.

Il risultato di tanta uniformità è stato l’abbandono da parte dei seguaci.

Nel sistema, solo questi ultimi sono cresciuti, mentre il creatore è rimasto indietro a spadellare i suoi soliti contenuti in teglia.

Il maestro elementare è bravo, bravissimo. In casa propria studia astrofisica nucleare, ma quando è a scuola insegna l’alfabeto e la grammatica. Una volta imparato a leggere e a scrivere, gli alunni ringraziano, salutano e vanno alle scuole superiori.

Forse, nelle nostre menti di consumatori di contenuti online, accade qualcosa del genere.

Senza presunzione, percepiamo che chi stiamo seguendo e ammiriamo da mesi, non ha più nulla da raccontarci., anche se in verità, ha ancora moltissime cose da dire. Ma ce le sta dicendo, ecco, non ce le racconta più come prima.

Ma a essere cambiati siamo noi. Siamo noi a essere andati avanti, mentre lui è rimasto al palo.

Il tratto di strada è stato bello farlo insieme, ma ora è sufficiente, e cerchiamo il livello successivo.

Sto ragionando sulle relazioni amorose

Non so davvero, ci sto ragionando su questo fenomeno.

Per ora ho questa sola ipotesi.

Forse la famosa coerenza è un’arma a doppio taglio. Da una parte crea seguaci, mentre dall’altra logora e allontana.

La coerenza dovrebbe venire concepita come una coerenza al cambiamento. Come un’incoerenza costante, lenta, progressiva ma inesorabile. Appena percettibile, come quella del giornalista del telegiornale che si presenta pelato alla sera, e dopo un anno, capello dopo capello, si ritrova con un cespuglio in testa, e tutti credono sia sempre stato così.

Ci si stufa presto di tutto. L’offerta sterminata di contenuti è propedeutica alla noia precoce. L’incompatibilità alla coerenza può estendersi a ogni ambito, dai video e ai podcast, fino ai commenti ai post su LinkedIn.

La coerenza è una nemica subdola, che ci portiamo dentro. Ci rassicura sui risultati raggiunti e confida nell’arrivo delle nuove generazioni di consumatori, pronti ad apprendere i rudimenti dell’alfabeto per poi abbandonarci non appena hanno imparato a scrivere.

Anche quest’ultima può essere una filosofia di vita valida. Noi stiamo fermi e ci facciamo scorrere il mondo al fianco.

In alternativa possiamo muoverci insieme al mondo, e nel nostro piccolo, imprimere piccole forze per cambiarne la direzione e correre insieme a lui.

Si tratta di scelte, come sempre.

Anche non scegliendo, stiamo compiendo una scelta.


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