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Quando il tuo idolo inizia a sanguinare, puoi ancora imparare una cosa da lui

Da qualche tempo osservo come i miei idoli si mostrino vulnerabili.

Quando il tuo idolo inizia a sanguinare, puoi ancora imparare una cosa da lui.
Quando non riconosci più i tuoi autori preferiti, forse ti stanno insegnando qualcosa.

Ti parlo dei miei scrittori preferiti, quelli che parlano di scrittura. Di come utilizzarla per creare contenuti efficaci, strategici, finalizzati a costruire la propria presenza online.

Molti scrittori online sono tremendi. Sono proprio quelli che si sbracciano di più per aiutare il prossimo. Se ne avessi bisogno, da loro non mi farei scrivere nemmeno la lista della spesa.

Altri, invece, rappresentano davvero l’eccellenza, l’unicità di cui narrano nelle loro storie, con l’eloquio che non vuole aiutare, ma invoca la motivazione nell’animo del lettore.

Ecco, questi ultimi erano i miei idoli.

Ti dico al passato, perché poi è accaduta una cosa.

Li ho letti per mesi, alcuni anche per anni. Dalla forma perfetta, la sintassi inappellabile. Un rigore concettuale che odorava di candeggina e passeggiate monastiche.

Irraggiungibili, con quella inaccessibilità che si concede solo ai veri maestri consacrati.
Prendevo appunti mentre leggevo i loro post, annotavo i luminosi percorsi mentali che cercavo di intuire fra i paragrafi, alla ricerca di un filo che unisse i miei pensieri disordinati.

Cercavo suggerimenti, una chiave di lettura universale da utilizzare in ogni mio articolo che mi facesse accedere direttamente alle emozioni dei lettori. Esattamente come stavano facendo loro con le mie.

Poi, a un certo punto, in alcuni post ho notato minuscoli sanguinamenti, prontamente coagulati in successivi tweet e altri interventi.

I miei, erano solo semplici pensieri che attraversavano la mia attenzione, ma il sapore ferroso del sangue è inconfondibile.

La scrittura non perdona. Puoi fingere quanto vuoi, ma prima o poi ti sputtana.

Lo stesso scintillio scarlatto iniziai a notarlo con sempre più frequenza. Un disagio diffuso, di qualcosa che nel meccanismo interno dei miei idoli non funzionava più come prima.

Iniziai a prestare più attenzione alla questione, e ogni tanto qualcuno mostrava la stessa circostanza emorragica. Altri, invece, sembravano non riuscire a contenerla, e con repentine azioni specialistiche modificavano i propri profili con immagini dalle palette più di tendenza, con post più aggressivi e incisivi.

Altri ancora, invece di correre ai ripari con copy piastrinici, abbandonavano anni di eccellente blogging, a favore di illeggibili pagine di affiliazione e comparazione di servizi professionali.

L’impressione comune che ne avevo era quella di autori che arrivati a un punto della propria ascesa professionale, avessero deciso di rallentare e iniziare a vivere di rendita. Abdicando così al loro credo fondamentale, secondo cui il lettore non va mai abbandonato a sé stesso, o peggio ancora, preso in giro con contenuti fuorvianti che dicono cose diverse da ciò che raccontano.

Sul versante opposto, e qui sto parlando della vera eccellenza, alcuni autori parevano rendersi conto di questa deriva professionale che iniziava ad affliggerli, e reagivano con creatività.

Sotto la pressione di una concorrenza feroce, ripiegavano all’inerzia che li stava fagocitando, con un ritorno a schemi espressivi più semplici e intuitivi.

Da tempo si erano allontanati dal pubblico che ha bisogno di sapere come fare le cose, per rivolgersi a un utente più sofisticato e specialistico. Ora modificavano progressivamente i propri contenuti. Tornavano indietro con post brevi, meno eteri, quasi destinati alle nuove leve di copywriter junior.

La grandezza che mi aveva incatenato per mesi con assidue letture, si contraeva adesso in banali articoli sul come fare, quasi a recuperare il tempo che gli idoli riconoscevano di avere perso contemplando i propri brillanti risultati raggiunti.

Sono questi i sanguinamenti dei miei idoli che mi hanno fatto riflettere.

Perché è accaduto mi chiedo?

Sono stanchi del loro lavoro? Si sono bruciati? Oppure semplicemente non credono più nei lettori, nelle loro capacità intellettive, e propongono loro contenuti facili e veloci, semplici pagine di monetizzazione?

Non lo saprò mai. Sicuro, ciascuno di loro ha le proprie motivazioni.

Ma con altrettanta sicurezza, so che è molto facile per un idolo, ritrovarsi all’improvviso a sanguinare, senza sapere come tamponare l’emorragia creativa.

I falsi idoli si prendono sempre sul serio, e fingono di esserlo anche con sé stessi.

I veri idoli non sanno di esserlo. Quando ne prendono consapevolezza, tremano. Temono di non esserne all’altezza. E iniziano a sanguinare.

Quale insegnamento puoi trarre da un idolo sanguinante?

Quando vedi il tuo idolo sanguinare, sta mostrando la propria vulnerabilità.

È fallibile. Qualcosa nella propria pianificazione o motivazione ha fatto cilecca, e lui sta ripiegando su sé stesso. Si sta adeguando alle nuove necessità. Sta studiando come tornare sui propri passi e rinnovarsi con nuovo entusiasmo.

Se fino a questo momento ti sentivi intimorito di fronte alla sua grandezza, ora sai che può essere eguagliato e superato.

Ora sai che può essere ferito. E se si può ferire, si può uccidere.

Ora sai che può non farti più paura.

Ora sai che anche il tuo idolo, alla sera, dopo cena, ha molti pensieri su come trascorrere la giornata che verrà. Che sotto la doccia, la mattina, si sente un leone, e poco dopo, alla tastiera, non sa da che parte girarsi per non guardare il monitor bianco.

Quando vedi il tuo idolo sanguinare, hai la certezza che in buona parte dei casi sta maltrattando i suoi lettori. Ha smesso di dare la stessa importanza che dava loro mesi prima. Oppure li ha semplicemente abbandonati, alla ricerca di un’utenza più facile da convincere e con meno pretese.

Quando vedi la sua ferita color rubino, il tuo idolo ti sta insegnando ancora una cosa: Ti sta pregando di rispettare il tempo che il lettore dedica a te e alle parole che scrivi per lui.


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