Riccardo Valle Copy & Blog

Sei sicuro che i tuoi post vengano capiti?

La convinzione di essere compresi è sempre una cattiva consigliera quando si scrivono post. Fai queste verifiche prima di pubblicare contenuti.

Scusami se ti faccio questa domanda.

Non ho dubbi che la tua scrittura sia sempre limpidissima, ma spesso leggo post davvero ambigui, che mi fanno credere che l’autore non avesse ben chiaro cosa stesse scrivendo, oppure che non avesse la minima idea di come tradurre in parole il proprio pensiero.

La mia prima riflessione, in questi casi, è di essere stato derubato del mio tempo. Devo tornare indietro, rileggere e sperare di capire il ragionamento, quando questo lavoro, mi spiace dirlo, non devo farlo io che leggo, bensì chi ha scritto il post.

Questa cosa, a chi si occupa di comunicazione, ovviamente non deve accadere mai.

Allora, come puoi avere la certezza che i tuoi post vengano capiti?

Sicuramente la prima e definitiva prova la ottieni dai commenti che riceverai una volta pubblicato l’articolo. Ti rispondono in maniera generica, oppure fanno osservazioni pertinenti? Ti chiedono chiarimenti? Oppure, senza mezzi termini, ti dicono che si capisce poco o niente?

A quel punto potrai soltanto cercare di recuperare, chiarendo pubblicamente le tue posizioni.

Poi, l’abbondanza di argomenti trattati all’interno dello stesso post è sempre una probabile causa di astrusità.

Un singolo tema trattato per contenuto è più che sufficiente a intrattenere il lettore. Se metti molte fette di carne sulla piastra, questa si raffredda rapidamente. Dopo avrai poco tempo per riportare il giusto calore nello spazio ristretto di un post. Rischi di ottenere una lessatura invece che una cottura a fuoco vivo.

E ancora, stai scrivendo in modo semplice? Non ti ho detto ‘elementare’. Ho scritto ‘semplice’, che è un’altra cosa. E lascia perdere tua nonna alla quale dovresti spiegare, non ho mai compreso per quale motivo, povera donna, le basi del marketing o il funzionamento di una termocoppia.

Tua nonna non c’entra nulla. Non è lei che deve capire. Ti stai rivolgendo a un pubblico che nei tuoi sogni di comunicatore è omogeneo, ma nella realtà è eterogeneo. Lo conosci personalmente soltanto in minima parte, e forse soltanto dai profili online. In gran parte lo ignori del tutto.

Devi scrivere senza farti deridere dal professore universitario, ma non sei tenuto nemmeno a umiliare chi possiede la sola licenza media.

E poi ancora, ti sei lasciato prendere dall’entusiasmo dell’argomentazione, e inciso dopo inciso sei andato a finire in chissà quale vicolo cieco. Per spiegare l’esigenza di un H2 efficace, sei retrocesso all’invenzione della ruota. Troppo. Davvero troppo. Limitati a trattare ciò di cui parli nel titolo. Sulla ruota farai un altro post dedicato.

E poi la prova finale, quella davvero suprema: capisci cosa hai scritto quando ti rileggi?

Se procedi subito all’esame, comprenderai tutto alla perfezione.

La vera prova avviene però dopo che hai dimenticato il testo per un paio di giorni. Le magagne vengono fuori sicuro.

Rileggiti veloce, e ogni volta che sarai colto da un dubbio, lì c’è un nodo da sciogliere, un passaggio poco chiaro, che se hai difficoltà a decifrare tu che lo hai scritto, figuriamoci cosa può capire un estraneo.

Non dimenticare, infine, che puoi testare le tue creazioni con qualcuno di presenza. Ma deve essere una persona di cui ti fidi, il più possibile oggettiva e che abbia una buona considerazione di ciò che stai facendo e del tuo lavoro.

I familiari sono famosi per mettere mille dubbi e affievolire la motivazione.

A volte è meglio chiarirsi da sé le proprie questioni.


Se ti è piaciuto questo articolo, apprezzerai ancora di più il mio Buongiorno Blogger! della domenica mattina. Parlo di scrittura, di come la scrittura può cambiarti la vita, e anche un po’ di vita.

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