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Ci sono tracce di vita intelligente negli articoli che scrivi?

Come rendere originali i propri contenuti di copywriter?
Ciò che ti separa dall’originalità, è il timore di esprimerla.

Ho lavorato circa 8 anni nei ristoranti. Erano miei, e mi occupavo di tutto ciò che era al di fuori della cucina.

La mia ossessione erano le tovaglie. A volte mi sembrava di essere ridicolo, e forse lo ero davvero.

Giravo intorno a ogni tavolino per verificarne la corretta centratura, l’uguale lunghezza dei bordi, e fino a quando non era tutto preciso, non abbandonavo la preda.

Ma anche le sedie erano il mio cruccio, e inseguivo i dipendenti per ricordare loro che andavano accostate a ogni tavolino, per bene, simmetriche, e nel numero di 4, anche se i coperti erano 2.

Li facevo diventare matti, ma quello era il biglietto da visita, la vetrina, ciò che vediamo quando ci affacciamo in una sala ristorante.

Ora, non faccio più questo lavoro, ma in quelle poche volte che entro in un ristorante, la prima cosa che guardo sono le tovaglie e le sedie.

Ho capito che da queste due cose, posso facilmente risalire al tipo di gestione del locale, alla cura che mette nel proprio lavoro, all’attenzione che offre a chi si presenta per mangiare.

Ora ho cambiato completamente categoria merceologica, e mi occupo di parole scritte. Ma le manie mi sono rimaste. Non appena affronto un testo nuovo, e soprattutto di un autore a me sconosciuto, inizio la ricerca dei dettagli che me lo faranno apprezzare.

Primi fra tutti gli accenti. Se li utilizza indifferentemente, è come un ristoratore che apparecchia con tovaglie scompagnate e sedie alla rinfusa.

Uguale.

Bocciato.

Dalla cucina potranno uscire pietanze squisite, ma perché mi chiedo, non pulisce quell’aspiratore intasato, invece di lasciare addosso alla gente il puzzo di fritto per 3 giorni?

Mistero. Eppure gli strumenti per farlo esistono. Mistero due volte.

Negli ultimi mesi, però, mi sono accorto che, nell’ambito della creazione di contenuti, la faccenda si è complicata assai. Non si tratta più di tovaglie né di accenti. Ma di esseri umani.

Quando affronto un testo a me inedito, la prima cosa che cerco al suo interno, è la presenza di vita, di materiale genetico, di DNA umano. Cerco tracce di vita intelligente, ancora prima di apprezzarne lo stile, l’emotività, l’empatia, la memorabilità.

Chi ha scritto queste parole? Un’Ai a briglia sciolta? oppure un ‘AI opportunamente domata da lungimiranti prompt? oppure da un autore troppo attento alla normativa Google? o troppo timoroso di scrivere come vorrebbe?

Se rispondo negativamente alle 4 domande, allora mi siedo al mio tavolino simmetrico, con 3 seggiole vuote accanto, e inizio il mio pranzo della domenica con una lettura molto probabilmente autentica.

Quanto materiale genetico inietti nei tuoi contenuti?

La ricerca di segni di vita umana all’interno dei contenuti che vengono pubblicati ogni giorno, deve diventare il tuo primo filtro di lettura.

Se ometti questo passaggio fondamentale, corri il forte rischio di perderti nel mare incolore di contenuti uguali e inutili.

Se leggi grigio, inevitabilmente i tuoi pensieri saranno dello stesso colore, e quasi sicuramente inizierai anche a scrivere grigio.

Se ti abitui a leggere parole sintetiche, avrai poche probabilità di rendere la tua scrittura sensibile al calore e alle emozioni umane.

Il principale ostacolo che ti separa dall’espressione della tua originalità, è il timore di esprimerla.

Preferisci uniformarti al già detto, a ciò che leggi ogni giorno senza aggiungere parti significative di te stesso. Magari credi di riuscirci, parafrasando gli autori che lo fanno con facilità, rimodellando il loro pensiero con qualcosa che alla fine credi sia diventato il tuo stile.

Ma questo non è ancora sufficiente.

Il tuo compito di scrittore è quello di amplificare le tue parti migliori e proporle al tuo pubblico, senza aspettare che sia lui a dirti cosa fare e cosa scrivere.

Puoi, e devi, modulare le tue parole sulle esigenze di chi ti legge, ma è importante mantenere autonomia decisionale, senza cedere troppo di te ai desideri e alle tendenze del momento.

Lo stile ne risulterebbe danneggiato, menomato delle parti essenziali che rendono tue le parole che scrivi.

Inietta gli aminoacidi del tuo DNA in ogni frase che scrivi. È l’unica maniera per distinguere i tuoi testi da tutti gli altri che puoi leggere.

Nessuno sarà in grado di fare alla tua stessa maniera. Forse potrà riuscirci l’AI fra molti anni, ma per ora è ancora ben lontana dall’essere in grado di imitare l’essere umano che scrive.


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