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6 dubbi da sciogliere che ti renderanno superiore al 99% degli scrittori

Perché rispetto al 99%?

6 dubbi da sciogliere che ti renderanno superiore al 99% degli scrittori.
6 certezze da trasformare in dubbi per migliorare il tuo livello di scrittura.

Perché tu devi rientrare nell’1% degli scrittori che creano contenuti esplosivi.

Al di fuori di questa piccola percentuale, è solo un rimescolamento di concetti, un riproporre viralità altrui già metabolizzate, in attesa di nuovi post in un ciclo infinito di banalità.

In internet si sta creando un vuoto emotivo senza fine, che cerchiamo ogni minuto di colmare con la continua ricerca di contenuti emozionali.

L’AI sta facendo del proprio meglio per disumanizzare la scrittura. Tutti i nostri prompt, comici tentativi per renderla più umana, sono la dimostrazione di quanto essa sia ancora lontana dall’essere qualcosa di vicino a noi, della sua incapacità a cogliere le nostre emozioni e restituirle ossigenate.

L’1% degli scrittori sa usare le parole per fare questa cosa.

Li riconosci subito. Le prime 10 righe raramente mentono. Più scendi in profondità, più ti accorgi di essere avvolto dalle loro parole, da una semplicità disarmante che ti fa dire: È cosa ho pensato sempre io. Perché non l’ho mai scritto prima?

Ma ormai l’ha già pubblicato lui, e ora, il tuo sarebbe un inutile copia-incolla, e conti di scrivere a breve un articolo della stessa portata con i tuoi pensieri esplosivi. Ma poi leggi un nuovo pezzo dello stesso autore, e rimani spiazzato un’altra volta.

Non sai come ci sia riuscito. Ma lo ha fatto ancora. Ti ha letto nel pensiero. In 2 frasi ha dipinto ciò che pensi da anni.

Per quanto ti agiti sulla tastiera, rimani sempre indietro. Lui ti precede sempre.

E la domanda che ora ti fai è molto più ampia e drammatica di prima, e si rivolge al numero di lettori coinvolti come te dalle sue parole. In quanti sono a pensare come me questa cosa?

La natura non si è sbizzarrita più di tanto con la materia vivente, in definitiva. 8 emozioni primarie e una manciata di altre secondarie.

L’intero ventaglio emozionale umano si propaga con questi pochi moduli operativi. Sta a te trovare la maniera di accarezzare le corde adeguate al contesto che vuoi creare con la tua scrittura.

Leggi i migliori scrittori online di questi anni. Sono lontani anni luce dal grande trambusto dei copywriter e dei SEO scrittori. Le grandi tecnologie di scrittura sembrano non riguardarli affatto.

Come eremiti nella casetta di sassi in cima al monte, e con la compostezza che deriva dal loro disinteresse, considerano marginalmente l’intero castello operativo utilizzato dal 99% degli scrittori online.

Niente tecniche persuasive, niente metriche rivelatrici, né strategie di marketing spinto. Con un PC da 400 € e una connessione a internet riescono a incatenarti e farti sognare a occhi spalancati.

Segui anche i commenti che ricevono ogni volta che escono allo scoperto. Solo questi sono sufficienti a mettere in crisi tutte le tue ambizioni di scrittore online.

Ma se sei qui, è perché vuoi fare la cosa per cui sei qui. Non ci sono altre motivazioni.

Puoi avere paura di non farcela, di essere inadeguato. Potresti avere timore di quelle parole che hai letto, tanto semplici da sembrare impossibili per te da replicare.

Eppure qualcuno lo ha fatto. Le ha scritte e le ha anche pubblicate, e tapparti gli occhi non ti farà stare meglio. Amplificherà soltanto il tuo disagio. Sottrarrà ulteriore forza alla tua motivazione e trasformerà il tuo concorrente in un gigante invincibile.

Quindi ti conviene non perdere altro tempo e cercare l’unica via di accesso a questo benedetto 1%.

Fra poco ti propongo 6 dogmi che chiunque si occupa di scrittura online, prima o poi, ha affrontato e tacitamente accettato. Ma poi si è reso conto che forse non sono verità rivelate, e possono venire trascurate senza conseguenze nefaste per il proprio lavoro.

I creatori di contenuti di qualità non sembrano preoccuparsi di queste convinzioni. L’alta qualità dei contenuti è quasi sempre affiancata da questo disinteresse. Viceversa, i creatori scadenti o timorosi, tendano ad aggrapparsi alle certezze rassicuranti.

Da qui sono arrivato a credere che per passare al livello superiore come scrittore di qualità, sia necessario ridimensionare l’importanza attribuita ai 6 dogmi che ti vado a presentare.

Scegli la tua nicchia, o muori

Fra i grandi temi degli scrittori online, la nicchia occupa il posto d’onore.

Se non ti sfinisci a scrivere ogni giorno dello stesso argomento, sei uno scrittore finito già in partenza.

Una concezione un po’ vecchia, in voga nei primo decennio del 2000, dove il blogger aggrediva il proprio argomento fino a giungere al binario morto del non sapere più cosa scrivere, del morire di noia.

Io parto sempre dal principio che se mi annoio a scrivere un articolo, ho la sicurezza che anche il lettore si annoierà a leggerlo. Detto questo, quando la mattina mi sveglierò con una forte nausea conoscendo gli argomenti che mi attendono alla tastiera, avrò forti dubbi che rimanere all’interno di una nicchia sia sempre la strategia corretta.

Credi forse che il lettore del tuo blog fuggirà inorridito se accanto alla categoria ‘Copywriting’, aggiungi la categoria ‘Poesia’? oppure ‘Filosofia’?

Ho indicato categorie casuali, ma è improbabile che qualcuno scapperà di fronte alla tua proposta.

Se non gli piace la poesia o la filosofia, dopo una rapidissima occhiata, non aprirà mai più quelle pagine ma continuerà a consultare le pagine che apprezza da sempre.

Tu non sei il copywriting. Sei molto di più. Se scrivi al di fuori della nicchia, stai mostrando altre dimensioni della tua personalità.

Se ti limiti, però, ad affiancare semplicemente altri argomenti secondari al tema principale, verrai classificato come hobbista della domenica. Lodevole per il numero di interessi, ma se non trovi punti di connessione fra questi, non apporterai nulla di nuovo.

Se invece riesci a trovare associazioni inedite fra le categorie che tratti, allora sarai davvero geniale, e i lettori seguiranno qualunque cosa tu scriva.

Evitare la nicchia comporta i seguenti vantaggi:

  • Ti protegge dalla morte per noia,
  • Offre ai tuoi lettori punti di vista differenti su un argomento cardine.

Non essere sicuro al 100% della affidabilità della nicchia. È una moda che magari fra pochi anni sparirà nei flutti del marketing.

Scrivi di ciò che ti piace scrivere. La nicchia sei tu.

La programmazione editoriale appiattisce i contenuti

Se c’è una valida ragione per attuare una programmazione editoriale per il tuo blog, la puoi trovare nella gabbia operativa che ti crei ogni mese.

Hai una serie di appuntamenti professionali con te stesso, e da qui non scappi. Devi scrivere, correggere e pubblicare entro i tempi stabiliti.

Per il resto, un calendario editoriale che vada oltre il giorno dopo, mostra molti svantaggi.

Perdi la freschezza dell’idea che hai avuto per un contenuto.

Stai facendo una passeggiata, e dal nulla ti arriva un articolo speciale, emozionale, di quelli che quando ti passa accanto per strada, ti volti a guardarlo. E tu che fai? Lo programmi fra 25 giorni, e prima che inizi a scriverlo lo fai travolgere da giorni, post, letture, video, Netflix, e tutto il resto.

Cosa ne sarà della tua idea iniziale stratosferica? Sarà appassita. Ti limiterai a scrivere del suo ricordo. Praticamente un necrologio.

Ma non solo questo ti accade, quando utilizzi un calendario editoriale.

Tutto il mondo social dei commenti è un oceano in continuo ribollire.

I commenti ai tuoi articoli e post, ma anche a quelli di altri scrittori sono una fonte inesauribile di occasioni di scrittura.

Prendi una domanda posta sui social e trasformala in un articolo insieme alla tua risposta. Avrai scritto esattamente ciò che le persone stanno cercando. Non dimenticare poi di rispondere al commento da cui è partito tutto, spiegando che hai qualcosa da dire in proposito e indicare dove si trova la tua proposta.

Il calendario editoriale è un paradosso. Da una parte si spinge per avere contenuti sempre aggiornati e pronti a rispondere puntuali alle esigenze dei lettori, dall’altra viene patrocinato l’uso di uno strumento che fa della lentezza la propria peculiarità.

Tutt altro che versatile, il calendario non è in grado di fare fronte a quanto i tuoi seguaci ti stanno chiedendo ora di scrivere, anche se soltanto implicitamente.

Un calendario editoriale può avere senso all’interno di una redazione, oppure in un contesto professionale in cui è commissionato un certo numero di pezzi da pubblicare con cadenze regolari.

Ma se scrivi per te stesso, nel tuo blog e sui tuoi profili, un programma editoriale limitato a domani, è sicuro più che sufficiente e soprattutto più efficiente.

Se non rispondi ora ai tuoi lettori, con articoli freschi e costruiti su misura, lo farà qualcun altro al posto tuo.

Non dimenticare la CTA

Mi raccomando! Se non scrivi una buona Call To Action al termine del tuo articolo, sei nessuno.

Un po’ come dire che il lettore è un perfetto idiota, e si risveglia soltanto alle tue ultime due righe nelle quali lo inviti magistralmente all’azione.

La CTA è importante, ma tutto il resto?

Se non sai cosa dire dalla prima riga, e come dirlo, è molto improbabile che riuscirai a proporre qualcosa di interessante con la tua CTA. Anzi, a quest’ultima ci arriveranno in pochissimi, perché i più li avrai persi per strada.

La CTA peggiore che ogni giorno leggiamo ovunque, è: Tu cosa ne pensi?

Risponderesti mai a un invito all’azione del genere? È come proporsi per una collaborazione, dicendo: Facciamo qualcosa?

Terribile. O proponi, oppure meglio tacere.

Allora coraggio! La prima CTA parte dal titolo, dal suo occhiello. È il primo invito a rischiare la lettura del tuo post. Vale la pena leggere cosa promette?

Frase dopo frase costruisci nella mente del tuo lettore la convinzione ad agire, operando sulle sue motivazioni che il tuo titolo ha amplificato.

La percezione di un desiderio ad agire deve crescere lungo l’intero testo, e culminare con quella frasetta conclusiva che garba moltissimo ai copywriter: la Call To Action.

Portando all’estremo il ragionamento, l’intero articolo è una CTA. Una CTA in salita, che trova la propria forma esplicita nell’ultima riga, dove le luci della platea si accendono, e attore e pubblico finalmente incrociano gli sguardi e svelano ciascuno le proprie intenzioni.

Tu dichiari senza equivoci il perché sei qui. Il lettore svela la propria intenzione di seguire i tuoi suggerimenti, oppure di andarsene senza nemmeno chiudere la porta.

Per quanto ancora fare personal branding?

Non sei un’azienda. Sei una persona che scrive e offre servizi attraverso i canali che hai deciso di utilizzare.

Perché scomodi il marketing per definire la tua personalità?

Questa mia, è una posizione molto scomoda. In questi ultimissimi anni, mettere in dubbio il paradigma del Personal Brand significa infilarsi in un vespaio infinito.

Ma ho fatto un ragionamento.

Quali sono le caratteristiche che il personal brand di un professionista dovrebbe possedere? Senza entrare troppo nel tecnico, le troviamo in questo elenco:

  • Presenza online concreta e visibile,
  • Visione da condividere con il proprio pubblico,
  • Offerta esclusiva che rende unica la propria proposta, distinguibile dalla concorrenza e possibilmente insostituibile,
  • Comunicazione chiara,
  • Competenza e attendibilità,
  • Reputazione affidabile,
  • Capacità relazionali, empatiche e di fare rete,
  • Gentilezza ed educazione, che non sono mai troppe.

Ora mi chiedo, queste non sono forse le peculiarità che dovrebbe possedere qualunque professionista a cui ci rivolgiamo? E se escludo quelle riguardanti nello specifico la professione (visione, conoscenze e offerta) non sto descrivendo, forse, una qualunque persona con cui vorremmo avere a che fare nella vita quotidiana, ad es. per andare a cena insieme, oppure per concludere un affare?

Ti rivolgeresti per una consulenza a un avvocato pur sapendo che conosce male la materia? Oppure, acquisteresti un’auto usata da qualcuno che oltre a possedere una pessima reputazione, si presenta in maniera sgarbata e scostante al primo appuntamento?

Non credo. Anzi, non ho dubbi che per le cose che contano davvero nella tua vita, cerchi sempre, nei limiti delle tue risorse, il meglio che riesci a trovare sul mercato e fra le tue conoscenze.

In altri termini, stai cercando una persona gentile, educata, competente, pulita, affidabile, in grado di comprendere la tua richiesta, che non abbia imbrogliato nessuno in passato e che soprattutto non stia cercando di farlo con te in questo momento.

Cosa stai cercando quindi? Una persona come si deve, o un Personal brand?

Secondo me sono la stessa cosa. Per questa ragione prima ti ho detto che non sei un’azienda.

Il Personal brand non è altro che ciò che dovresti già essere come persona, e che in quanto professionista sei tenuto ad affinare e adattare al contesto e al pubblico a cui hai deciso di rivolgerti.

Niente di più.

Credo fermamente che il Personal branding sia l’Unique Value Proposition dei professionisti che vendono corsi su come costruire il Personal brand.

Spegni le statistiche e continua a scrivere

Consultare ossessivamente le analisi statistiche del tuo blog e dei tuoi profili social, non migliorerà il tuo posizionamento e le letture dei tuoi articoli.

Piccoli scostamenti giornalieri, positivi o negativi, sono la normalità e apportano modificazioni davvero poco significative nell’ambito più ampio del tuo progetto.

L’opinione più condivisa, afferma che una consultazione quotidiana delle statistiche del blog, inizia ad avere senso una volta raggiunte le 1.000 visite giornaliere.

Al di sotto questo numero, si entra nell’ambito della distrazione sistematica, e peggio ancora, nel letale campo della procrastinazione.

Non sono un sostenitore della guida nella nebbia. Devi sapere esattamente se ciò che stai facendo è la cosa giusta o non lo è. È fondamentale imparare a distinguere ciò che non funziona da ciò che invece ha un impatto positivo sui tuoi lettori. Amplificarne la portata, e portarla fino al punto in cui forse non è più conveniente spingere in quella direzione ma prenderne un’altra.

Non ti sto suggerendo di non guardare dove metti i piedi. Sto soltanto dicendo che un paio di visite mensili alle statistiche, per i primi tempi di vita del tuo blog e dei tuoi profili, possono essere sufficienti.

Tieni anche conto di un altro tipo di verifica dell’efficacia dei tuoi contenuti: le reazioni, i commenti e le iscrizioni alla tua newsletter.

Dove osservi un incremento, è lì che devi insistere come un matto. Significa che piace.

Questa è la migliore analisi per uno scrittore online.

SEO SEO SEO e ancora SEO

Altro campo minato, Tema da prendere con le molle e servire su piatti di platino.

Se metti i dubbio la SEO, almeno in Italia, sei uno scrittore online morto, senza speranza, non meritevole di considerazione da parte della confraternita.

Ma facciamo anche qui un ultimo pensiero.

Un ragionevole equilibrio fra ciò che richiede Google e quanto desiderano i lettori, è la ricetta migliore.

Ignorare la SEO mi pare una sciocchezza al pari di quanto può esserla ignorare le preferenze di chi ci legge, o scrivere un testo con l’AI.

La ricerca sistematica di keywords e delle loro associazioni, può mettere però in ombra il lettore, ovvero il vero utente finale dei tuoi contenuti.

Se tratti di uno o più argomenti specifici, le parole chiave che utilizzi, le attingi più o meno sempre dallo stesso calderone lessicale. Quando invece ti discosti dai temi principali, ricorrerai naturalmente a nuove parole che amplieranno il tuo ventaglio semantico. Incroci quasi una SEO fisiologica che ti viene incontro a mano a mano che procedi con la scrittura.

Tu scrivi per le menti umane, non per l’algoritmo di turno. Se piaci alle prime, piacerai anche al secondo.

Ma come arrivare al tuo pubblico? La SEO è una chiave di accesso, che porterà sulle tue pagine un pubblico indistinto, interessato soltanto a quanto può estrapolare dai tuoi testi il più velocemente possibile.

Una buona parte rimbalzerà via dalle tue pagine, e magari tornerà fra mesi, senza nemmeno ricordare di esserci già passata. Un piccola parte, invece, si guarderà intorno, e ti cercherà ancora, sul tuo blog e sulle piattaforme.

L’altra chiave per raggiungere il pubblico, è la tua continua esposizione online. Devi essere presente, ovunque, con testi di qualità, capaci di convincere che è il caso di tornare a leggerti.

Non appena lasci la presa, le visualizzazioni crollano. Accadrà questa cosa fino a quando alle spalle non avrai un numero sufficiente di parole scritte in grado di parlare di te anche in tua assenza.

Le persone leggono le sequenze di parole che scrivi. Non aprono le tue pagine per consultare keywords.

Pensieri finali

Aderire passivamente alle aspettative della società non è mai una condotta da fare propria.

Il mondo della scrittura online non si discosta da questa regola.

Un briciolo di senso critico in ogni cosa, è buona cosa metterlo, anche se il coro di voci urla il contrario.

La riprova sociale è un meccanismo subdolo, che funziona egregiamente. Basta stare dalla parte giusta.

Se riponi troppa fiducia in alcune prassi consolidate, corri il rischio di compromettere creatività e produttività, i due fattori chiave della tua professione di scrittore online.

Un’eccessiva attenzione alla SEO va a sicuro detrimento della tua creatività di scrittore, come una programmazione a lunga scadenza dei tuoi contenuti, o un tema troppo circoscritto.

Ma fai attenzione anche alle cure maniacali che dedichi alla tua presenza online. Al lettore importa davvero poco della palette del tuo logo. Anzi, secondo me non gli importa proprio nulla.

Da te vuole testi belli, istruttivi, che lo intrattengano e gli producano sensazioni che lo facciano stare bene anche dopo averti letto.

Quindi, dedicati alla scrittura. Tutto il resto sono strategie e strumenti che puoi affiancare al tuo lavoro. Lasciali vendere a chi ha fatto della loro vendita il proprio mestiere.


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