
A volte, quando ti leggo, mi sembri un po’ in affanno.
Come se inseguissi qualcuno che non vuole ascoltarti, e con il fiato corto gli urlassi dietro parole per convincerlo a rallentare e a darti udienza.
A volte ti sento proprio così: in difficoltà.
In imbarazzo come quando sei con qualcuno che sospetti saperne più di te, che ti guarda con aria interrogativa e superiore dietro occhiali dalle lenti tonde e montatura spessa.
E allora sfoderi la tua simpatia, le tue mezze frasi ammiccanti per guadagnarti la sua benevolenza, la sua attenzione sfuggente.
Pare tu sia a una festa, dove il ragazzo o la ragazza che ti piacciono proprio non ti filano, e tu con la tua famosa timidezza lanci conversazioni incrociate, allusioni che raggiungono tutti tranne gli interessati, ti avvicini con passo trasversale dicendo cose divertenti ma che in realtà non divertono nessuno. Nemmeno te.
Insomma, stai sbagliando approccio.
Vuoi essere spigliato ma non lo sei. La tue argomentazioni annacquano il tuo pensiero, profondo e piacevole, con temi frivoli, banali, di tendenza.
Vuoi piacere, ma spiaci.
Temi di non essere all’altezza della situazione, e crei fumo nella speranza che chi ti è intorno non si accorga della tua inadeguatezza.
Mi spiace dirtelo, ma tutto ciò, è nei tuoi post.
È tutto in chiaro. Il tuo disagio non è crittografato, e le prime tue tre righe, di solito, dicono tutto. Il resto è solo conferma.
Allora, quanto ti ci vuole a spegnere quei fottuti sorrisini, avvicinarti con passo deciso e dirgli: siccome mi piaci molto, ora ti racconto una cosa e dopo che l’avrai ascoltata ti assicuro che domattina avrai voglia di cercarmi.
Quanto ti ci vuole a suggerirgli di sganciarsi dal naso quegli occhiali da intellettuale anacronistico che pesano tre chili, e in dieci parole dieci, fargli comprendere che ne sai quanto lui? E ti fermi lì, per non farlo rimanere ulteriormente male.
È davvero così complesso mostrare cosa sai davvero fare? Chiarire che l’acqua sotto i ponti non è passata invano nemmeno per te?
Ti prego, non bruciare i tuoi post in questa maniera. Sarebbe una vera disdetta.
Non devi dimostrare di essere. Tu sei anche senza prove, senza dimostrazioni, e come tale puoi permetterti di scrivere anche senza giustificare la tua presenza.
Sorrisini e battutine non ti portano da nessuna parte. Ti rendono solo frivolo e leggero. Inconsistente.
Ah! Tutto questo non era destinato a te, ma al tuo collega allegrone.
…
Ora, dimmi la verità. Quest’ultima frase, era proprio necessaria? Non ti dà l’idea di uno che vuole fare il simpaticone per farsi volere bene e ricordare?
Non era meglio concludere con la penultima frase? Secca, precisa, che ti lascia il problema fra le mani, ma con la soluzione nelle righe precedenti.
Non si tratta di essere sempre seri. Si tratta di non cercare la risata dove c’è poco da ridere.
Se ti è piaciuto questo articolo, apprezzerai ancora di più il mio Buongiorno Blogger! della domenica mattina. Parlo di scrittura, di come la scrittura può cambiarti la vita, e anche un po’ di vita.



