
Molti anni fa, un secolo di anni fa, volevo imparare a fare i cocktail.
Chissà cosa mi ero messo in testa.
Mi immaginavo in una casa con un angolo bar a preparare per gli amici cose squisite, confidando loro l’ingrediente segreto che avevo utilizzato in ciò che stavamo bevendo tutti insieme.
Un po’ una versione liquida di Ugo Tognazzi, ma molto più alcolica e molto meno istrionica.
Supponevo fosse un bella maniera per favorire la convivialità. E sicuramente lo era, e lo è.
Ma non della socialità ti voglio raccontare ora, perché tutta quella faccenda durò davvero poco. Forse sei mesi, o anche meno. In fatto di alimentazione ho buone prestazioni lato utente finale, ma in fatto di preparazione valgo zero.
Fino a quando il beverone era concepito seguendo i protocolli IBA, la convivialità era salva. A leggere i dosaggi e a shakerare non mescolare sono capace anch’io.
I problemi nascevano non appena mi allontanavo dai dosaggi ufficiali e prendevo l’iniziativa.
La casualità talvolta mi porgeva una mano di carità, e ne fuoriusciva una bevanda accettabile, ma il più delle volte rimanevo da solo con i miei alambicchi a riflettere su quello strano fenomeno chimico-ottico per cui quando si mescolano tanti colori fra loro, esce sempre lo stesso marrone smorto.
Provavo e riprovavo a correggere. Un po’ di questo e un po’ dell’altro, forse troppo secco, no anzi, dolce, e giù di gin fino a raggiungere il litro e oltre di una brodaglia senza capo né coda che i più utilizzavano per far partire il camino, che è anche questo convivialità.
Insomma, ne usciva una cosa tinta marrone.
Tutto questo per dirti cosa? Che finalmente anche io mi porto a casa il mio bell’insegnamento da un fatto di vita vissuta pienamente e come si deve.
Ai post, dopo averli scritti, se non ti piacciono alla prima lettura, quasi mai è una buona idea metterci mano pesantemente. Il rischio di trasformare un ottimo testo spontaneo e crudo, in un testo marrone pieno di sciocchezze e lungaggini, è sempre dietro l’angolo.
Se qualcosa non ti convince da subito, lascia decantare il testo per qualche ora, meglio un giorno intero. Avrai preso un po’ di distanza temporale per leggerlo come potrebbe fare un estraneo. Noterai cosa manca o cosa c’è in eccedenza.
Lavora un po’ di sinonimi, lima qualche frase, spunta qualche concetto e affilane un altro.
I passaggi logici ci sono tutti? Stai scongiurando il rischio che alla fine non si capisca nulla di ciò che volevi raccontare?
Bene. Allora sei pronto alla pubblicazione.
Hai visto? Come al solito, ciò che ti frenava e ti stava trasformando ancora una volta in un perfezionista logorroico e pedante, era sempre la stessa carogna.
La paura.
Se ti è piaciuto questo articolo, apprezzerai ancora di più il mio Buongiorno Blogger! della domenica mattina. Parlo di scrittura, di come la scrittura può cambiarti la vita, e anche un po’ di vita.



