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Non fare sudare le tue parole

Non fare sudare le tue parole.
La vulnerabilità è la tua forza di scrittore.

Ho letto in questi giorni un articolo sul sudore.

Sudare in pubblico non è mai un buon segnale, nemmeno quando scrivi e sei protetto dalle parole.

I tuoi lettori, anche quelli meno attenti, se ne accorgeranno, e tu non offrirai un bello spettacolo di te.

L’autrice dell’articolo portava a esempio l’episodio di un qualificato scrittore che trovandosi in un periodo difficile, non riusciva a rispondere a tutte le richieste dei propri lettori. In un post aveva allora deciso di scusarsi per l’imperdonabile coda di attesa che aveva creata.

Il problema non risiedeva nel gesto di riguardo, sicuramente ben visto, ma nel fatto che le scuse continuavano a essere ripetute, quasi a giustificazione per quanto non riusciva a fare.

Stava sudando in pubblico.

Questa emanazione corporea, quando non è conseguenza di temperatura elevata o attività fisica, per quanto ne so, è sempre il segnale di un disagio.

Un segnale tanto evidente quanto possono esserlo il rossore, il tremore o il pianto.
Nei rapporti dal vivo, controllare il sudore, può essere un’operazione molto complicata, spesso destinata all’insuccesso. E sappiamo benissimo cosa questo significhi, nella mente di chi è davanti a noi.

Nel rapporto con i tuoi lettori, invece hai una marcia in più.

Nessuno vede la tua fronte, o la maglia chiazzata. Stai facendo parlare di te soltanto le tue parole.

Puoi essere sincero, mostrare la tua vulnerabilità anche senza apparire umidiccio.

Una persona che suda e che giustifica in maniera eccessiva le proprie azioni, sta implicitamente comunicando di non avere la minima idea di cosa accadrà fra un minuto, e di non possedere una linea di condotta definita. O comunque, anche se poco prima la possedeva, ora è andata a farsi friggere.

Rileggendo queste parole appena scritte, mi chiedo, ma quando mi capita di vedere uno scrittore sudare?

Non è un fatto molto frequente.

Anzi, la stragrande maggioranza degli interventi sono creati da autori ben preparati e sicuri di sé, pronti a rispondere coerentemente a ogni domanda e obiezione, dietro lo schermo della parola scritta.

Forse una prontezza sospetta, che in un rapporto dal vivo lascerebbe spazio a insicurezza e indecisioni. Le mani sarebbero umide, le fronti imperlate.

La vulnerabilità è la tua forza di scrittore. Mostrarti fallibile ti avvicina automaticamente al lettore. Ti porta al suo piano, sia che tu arrivi da sopra che da sotto.

Quando sei al suo livello, non hai bisogno di sudare, e la tua prosa diventa diretta, asciutta.

In una parola: efficace, a individuare un’alternativa al fallimento.


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