
Per una volta sono rimasto con lo sguardo vacuo alla deriva nello schermo vuoto.
Non sapevo cosa scrivere.
Alla mia sinistra 4 blocchi di appunti diurni e notturni.
Alle mie ginocchia un hard disk (sì, ho ancora un hard disk in servizio) con tonnellate di note.
E niente.
Niente da fare.
Tutto mi sembrava già detto. Già pubblicato. Già commentato. Impresentabile.
Il lunedì mattina sempre più vicino. Dovevo esserci a tutti i costi.
Non mi interessavano niente i discorsi sulla sostenibilità, sul solo quando mi sento e sulla qualità e il valore e l’utilità e l’essere autentico e di aiuto e di tutte queste menate colossali.
Mi importava meno di un fico secco della memorabilità, ma lunedì mattina dovevo esserci, e pure sul presto.
Questo mi importava.
Mi ero dato due giorni di pausa dalle pubblicazioni. Un sabato e una domenica leggeri, con brevi visite sulle piattaforme, giusto per gradire, ma oltre a questa concessione il clima interno diventava inaccettabile.
La vera questione era che avevo paura. Paura di non esserci, di non arrivare in tempo, di scrivere qualcosa a cui nessuno avrebbe badato. Timore che qualcuno arrivasse bello e beato e prendesse il mio posto vacante il primo lunedì dell’estate 2025.
Idee assurde ma che ogni tanto tornano come un reflusso gastrico e imbrattano l’intera tela creativa.
Idee che non vanno combattute, o ancora peggio represse, ma che vanno mandate giù alla svelta con un inibitore di pompa protonica. Rimandate al mittente, con una bella inversione a U a contribuire in maniera attiva alla creazione.
Perché queste paure ci saranno sempre, muoveranno sempre i nostri sogni di scrittori con fili a volte invisibili, altre opachi, altre ancora con corde potenti, ma ci saranno sempre. Pronte a lasciarci senza fiato di fronte a uno schermo bianco, oppure a tormentarci le dita che non sanno stare al passo sulla tastiera.
Il pulsante Pubblica sarà sempre lì, indifferente a te e alle tue azioni su di esso. Indifferente come la natura lo è di fronte alla nascita di un bimbo.
Potrebbe nascere o non nascere. Alla natura non importa. A te invece, la sua presenza o la sua assenza fa la differenza.
Evitare la scrittura perché non sai cosa scrivere, non è mai una buona idea per non scrivere, perché intimamente sai benissimo che non è per mancanza di argomenti che indugi.
È il timore di non essere all’altezza di ciò che ti circonda o di ciò che sei stato fino al momento prima che ti frega.
Scrivi di lui. 350 parole di paura.
Potrebbe rimanerti addosso, come pioggia negli indumenti in una giornata umida. Ma avrai scritto il tuo post. Sarai arrivato al tuo lunedì mattina, avrai pubblicato, e a quel punto tutti i timori diventeranno improvvisamente inutili.
Se ti è piaciuto questo articolo, apprezzerai ancora di più il mio Buongiorno Blogger! della domenica mattina. Parlo di scrittura, di come la scrittura può cambiarti la vita, e anche un po’ di vita.



