
Le persone non cercano grandi scrittori. Cercano esseri umani onesti.
Se ne fregano delle tue opinioni sugli argomenti che tratti.
Di opinioni ce ne sono milioni, una più o in meno non fa differenza.
Se non sei una voce autorevole da decine di migliaia di lettori, ti leggerà soltanto tua mamma. I tuoi figli scapperanno di casa non appena inizierai con: ‘Oggi parleremo di…’
Le persone vogliono vedere come usi quell’argomento, come ti difendi da lui, come ti ferisci manipolandolo.
Vogliono vedere come reagisci alla vista del tuo sangue fuoriuscire, come lo tamponi e tenti di cucire e cicatrizzare la ferita.
Devi passare per forza da qui.
Scrivere guide d’uso, rigorose schede tecniche e iconiche storie di vita dove hai appreso lezioni, non ti salverà.
Stai sorvolando sull’argomento. Lo stai sfiorando leggero, attento a non toccane la superficie.
Hai paura di sollevare il primo strato di pelle, e poi il secondo. Temi i commenti che arriveranno, le tue stesse domande che ti poni ancora prima di iniziare il pezzo.
Sei adeguato? È forse troppo? Non è meglio frenare un poco? Magari intortando con una lezione appresa stamani spalmando il miele della colazione?
Non saranno gli abili giri di parole a salvarti.
Ciò che fa di te uno scrittore non è il tuo curriculum, sono i vuoti che ci nascondi dentro.
Sono queste, le finestre buie a cui i lettori si vogliono affacciare. Spalancare gli occhi alla ricerca di ciò che potrebbe accadere loro se solo osassero lasciarsi cadere in quell’oscurità.
Lascia perdere le guide, amico mio. Lasciale scrivere ad altri.
Gli scrittori non cercano grandi lettori. Cercano esseri umani onesti.
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